Lettere mai spedite…

       “Lei si scriveva regolarmente. Sì, lei, a sé stessa. Così, nella sua casella, c’era sempre qualche lettera. A darle la sensazione che anche lei occupava un posto in questo mondo.” (G.S.)   


         Quando non vuoi parlare, scrivi! Una lettera. Per un amore, attuale o passato, non importa, per un fratello perduto nel mondo, per un padre, un figlio, per noi stessi…

2/05/2020

La libertà condizionata…

Ecco, la guerra è finita.
Si è fatto silenzio sull’Europa.
E sui mari intorno ricominciano di notte a navigare i lumi.
Dal letto dove sono disteso posso finalmente guardare le stelle.
Come siamo felici!”
(D.B.)
***
Tutto è iniziato nell’autunno del 2019, in una città di 11 milioni di persone nel cuore della Cina. La chiamano guerra, anche se non ha niente in comune con le guerre che conosciamo. Gli spari questa volta vengono da un pipistrello. Sotto forma di virus. Il nome ufficiale del virus è Sars-CoV-2. La malattia che origina è la Covid-19, dove C sta per corona, V per virus, D per disease (malattia in inglese), 19 come 2019, anno in cui il virus è stato per la prima volta intercettato. Dal gennaio ha iniziato a diffondersi in tutto il mondo, quindi anche in Europa. L’epidemia e diventata pandemia l’11 di marzo 2020. La gravità sta nell’efficacia con cui la malattia si diffonde. In Italia pare che sia entrato il 21 febbraio, a Lodi, provincia di Lombardia – il giorno della notizia del paziente 1. Il paziente 0 dell’Europa sembra che sia un tedesco. Da allora, i Decreti del Governo arrivano a raffica . Le serrande si abbassano, i negozi chiudono, anche le scuole, i ristoranti, i bar, le strade si svuotano. Le nostre vite e le nostre abitudini cambiano totalmente. E’ accaduto in Italia. Ma ha preso anche Francia, Germania o Regno Unito, tutti i Paesi che hanno rapporti economici stretti con la Cina. Tutta l’Europa! Tutto il mondo!
Una realtà sparisce. Un’altra diversa, nuova nasce. Un mondo buono, bello, smart e green. Il virus rappresenta solo il grottesco necessario di cui l’umanità aveva bisogno per il passaggio verso una nuova epoca, in cui finalmente avranno pace anche quelli che sognavano armageddon, un nuovo ritorno di Cristo oppure rivoluzioni in pigiama con la pancia piena di cibo delivery.
***
Quindi, penso che, un giorno, tutto tornerà più o meno come prima. Anzi, meglio! Il processo l’hanno diviso in fasi. La prima è quasi arrivata alla fine. Fra due giorni inizia la seconda. Vedremò qualche parente, si alzerà qualche seranda. La libertà condizionata… Saremo più controllati. Faremo tutto ciò che facevamo anche prima ma in un modo diverso. Saremo vaccinati, geolocalizzati, avremo sempre una squadra di calcio favorita, studieremo, alcuni si sposeranno e altri divorzieranno. E manterremo le distanze (era il tempo!). La fluidità delle cose prenderà vento, si svilupperà l’Io digitale e allo stesso tempo, spero, l’empatia. Non è vero che saremo più poveri, perché nessuno ci vuole più poveri. E, detto tra noi, sarebbe difficile più di quanto lo siamo già. Tutto questo mentre le borse del mondo, dopo il superamento dello shock epocale, continueranno la loro macabra danza su e giu.
Alla fine, ci rimane sempre il classico “si salva chi può”, concetto valido quanto vecchio in ogni contesto sociale o storico.

Fermate il treno che io non voglio più scendere

20/04/2020
    Piove! Ed è lunedì. Che spettacolo. Deprimente, no?! Lo so che non piace a tutti. Nè la pioggia nè il lunedì. A me si. Il lunedi mi è sempre piaciuto, perchè è il giorno dell’inizio, è il giorno in cui si scrive su un’altra pagina bianca del futuro… Come il mattino o la primavera. La pioggia invece mi fa pensare, mi fa guardare le cose da una prospettiva diversa. Ascolto sempre Imagine Dragons, forse per lealtà, non scelgo più, come tanti altre cose nella vita. Come la vita stessa. La decidono gli altri. I genitori. Il Destino. La Natura. Gli altri.
PS: Quell’uovo l’ho dipinto io. Anche se brutto, è sempre una forma d’arte! Siamo abituati a pensare che l’arte sia bella! Che ci piaccia o no, anche la bruttezza è una forma d’arte…Forse la più forte!
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Diversamente Pasqua
Incursione soggettiva in una realtà nuova

12/04/2020
    Lo scorso mese, l’espressione  “Come state?” aveva un senso diverso. Ma tante cose avevano un significato diverso ieri. A proposito, come state? Io sto bene, non mi lamento e penso che neanche voi, quelli che hanno la tranquillità dei propri cari in salute e che non hanno a che fare direttamente con la malattia, anche se siamo costretti alla convivenza più difficile di tutte, quella con noi stessi. Perché non è facile mettersi faccia a faccia con se stessi: Con le paure, le differenze, le emozioni che ci contraddistinguono come essere umani.
       Detto questo, ho pensato di fare un’incursione nel tempo che viviamo, e che ora percepiamo in un modo così diverso. E nello spazio, con i suoi nuovi limiti che non riusciamo ad accettare.  Mi rendo conto che non tutti abbiamo la stessa capacità di adattamento alle situazioni diverse, basta buttare un occhio intorno. (Sempre dal balcone!). Mi rendo conto anche che essere nati e cresciuti nei tempi di comunismo aiuta anche a questo. Cioè ad adattarsi. E, ancora una volta, mi rendo conto che questo è il momento in cui dovremmo pensare all’umanità come ad una cosa complessa e alla normalità come ad una cosa diversa.
    Domani è Pasqua. Diversamente Pasqua. La vostra, la mia sarà fra una settimana ma non importa, io tengo tutte le feste, perché ci avvicinano e tirano fuori la parte bella dell’essere umano. E poi, fanno bene alla psiche, e ora si che di questo abbiamo bisogno. L’ultimo giorno in cui sono uscita liberamente è stato l’8 di Marzo. Un’altra festa, quella della Donna. Me lo ricordo perché mio figlio mi ha portato al pranzo e la mia quasinuora ha immortalato il momento. La paura si faceva già sentire, nel ristorante che di solito trovavamo sempre pieno, quel giorno eravamo solo noi e una copia di giovani che si sbaciucchiavano tranquilli nell’angolo meno illuminato.  Più tardi, ho mangiato la torta mimosa con un’amica, senza avvertire nulla di tutto ciò che il futuro ci preparava. Da allora sono uscita ancora quattro volte, per portare fuori l’immondizia e fare la spesa. Ieri è stata la quarta. Volevo fare la spesa settimanale, che tra l’altro, come prezzi, mi pare di fare salti esponenzialmente pazzeschi. Fenomeno che, a dire il vero, la mia sinapsi, rallentata solidariamente con il mondo esterno, non riesce proprio a capire. Allo stesso tempo, osservo che il fenomeno  non è riuscito a diminuire le code davanti ai mercati, supermercati e tutti gli altri negozi alimentari.
      Conclusioni:
1) Lo stomaco conduce.
2) L’isolamento ci fa diventare più profondi e più grassi, ma non per forza più buoni o più intelligenti.
3) Sembra che tutto il mondo vive in fila davanti ai negozi alimentari. Così si spiega perché i giornali scrivono che i grafici delle cifre dei contagi nella nostra zona hanno subito una crescita in ultimi giorni. Penso che dopo le feste sarà ancora peggio. Questione che mi rende triste al pensiero universale che viviamo in una società di cui siamo complici passivi e vittime ignorante e che ci meritiamo la sorte.
4) ) Le situazioni di crisi tirano fuori la vera faccia umana. Nel senso: con la maschera ma senza maschera.
5) Ora ho più tempo ma non so gestirlo.
6) Con mio figlio si vive bene in casa. E buono, bravo e paziente. Ma temo che lui non vi dirà la stessa cosa di me.  Invece, Snifi, il terzo membro della nostra famiglia,  partecipa a tutti i miei corsi on-line. Diventerà la più intelligente e preparata gatta del mondo: logaritmi, Baudelaire, Verga, bilancio civilistico e fiscale, comunità, les banques et les assurances, imposte, marketing reaserch ecc. Mi ha detto che a settembre andrà all’università. Nel resto del tempo, prova in tutti i modi a mandarci via dalla sua proprietà. Ovvero casa in cui viviamo. 
7) Mi mancano le persone (non tutte!), il contatto fisico, il guardarsi negli occhi, il sole e la natura, le camminate nei giardini, il vento tra i capelli, i viaggi. Tutte cose che un mese fa non apprezzavo abbastanza, data la caratteristica umana di dare il vero valore alle cose solo nel momento della loro perdita.
8) Faccio cose che avevo dimenticato quanto mi piaceva fare. Ad esempio scrivere o stare con me stessa.  Riaggancio i rapporti con persone che avevo dimenticato quanto mi stavano al cuore. 
9) Mi rendo conto che saranno molte vittime corona, anche se non per forza tutti contagiati.
10) Non ho mai visto così tanta polizia e mi viene spontaneamente la domanda: Dove erano prima?
11) L’Unione Europea mi ha delusa. Ma tanto. Dopo Covid, penso che sarà o così o cosà. Era il tempo! Mi ha impressionata molto, invece, il gesto solidale del mio Paese d’origine,  la Romania, quello di mandare 11 medici e 4 infermieri per offrire supporto alla zona più colpita d’Italia. Io non sono in grado di giudicare se questo sia poco o tanto ma posso apprezzare il gesto che urla: “Non disperate, non siete soli in questa brutta faccenda! Restiamo uniti!”  E ne sono fiera! Ancora di più perché conosco bene la gravità della situazione di questi difficilissimi tempi in cui si sbatte il mio Paese, con le tasche statale vuote e il popolo colpito non solo dal virus ma anche dalla paura, disperazione, fame e rabbia.
12) Quando finirà tutto, organizzerò  una festa. Chiederò a mio figlio di aiutarmi che lui sa fare. Ma una di quelle mai organizzate.  Con amici e nemici, con cibo e alcol, con musica al volume massimo, con ballo, con abbracci e baci, con risate sane ma anche lacrime, con sentimento.
13) Tanti di noi non hanno capito né come stanno le cose né la loro gravità. In effetti, non hanno capito niente. Temo che neanche io.
14) Ho capito, invece, finalmente, il colore dei miei capelli: grigio! E anche come si può ingrassare cinque chili in 30 giorni. Se volete, vi insegno.
15) Mi è passato un attimo per la testa il pensiero di non uscire più. Non domani o dopodomani. Ma mai!
16) Dio è grande e buono ma ha anche Lui i suoi limiti.
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La primavera arriva dal balcone

      Buondi! La primavera é arrivata davvero, amici. Lo so perché ci diamo il buongiorno tutte le mattine dal balcone, il momento supremo di evadere dalla gabbia autoimposta più o meno e invisibile. Io bevo caffè, lei mi accarezza il viso pallido, mentre penso a quanto siamo fragili, a quanto sia fragile il nostro sistema. Ripetiamo continuamente a noi stessi e agli altri che passerà. Ed é vero, perché alla fine tutto passa! Anche noi. Ma, fra tempo, viviamo sotto lo spettro della fine del mondo, macinati di risentimenti e cattiverie, allarmismi politici e sociali, dello spavento davanti alla malattia, al terrore della solitudine e al crollo economico e mentale. Ci diciamo anche che tutto andrà bene. Perché vogliamo credere, e perché la speranza aiuta. E, forse, sarà vero. Ma per questo ci vuole amore, pazienza, tolleranza, fiducia, empatia e coscienza! Perché non è facile tirarsi fuori dalla ridicola superficialità abituale, così come la vediamo oggi, dalla puerilità delle priorità che avevamo in un passato così vicino. E perché, in una società a pezzi come la nostra, per reinventarsi in una realtà nuova che soltanto ieri davamo per scontata, dovremmo fare un po’ di più che dare la colpa a qualcun altro o invocare la dittatura o pensare che il virus ci renderà tutti uguali. Perché non è vero. Anzi, non fa che aprire le vecchie ferite delle ingiustizie e diseguaglianze. Perché siamo umani ed essere arrabbiati, anzi incazzati, disorientati, spaventati, pessimisti e assolutamente normale!
       Vi auguro sole, nel cuore, e un tranquillo fine settimana!

 

30/3/2020
Buondi!
       
Non chiedo più come state. Chi più, chi meno, lo so. Da me piove. Da voi? Questi giorni mi sono resa conto quanto io sia noiosa. Lo ero anche prima, lo so, ma ora ho superato i limiti. Quando usciremo, mi farò un tatuaggio. O mi taglierò i capelli. O chissà, un’altra cosa folle… Farò anche altre cose, ovviamente, ma inizierò con questa… Mi ha detto un’amica che domani aprono i negozi dei fiorai. Quando uscite a fare la spesa, passate anche da loro. Io lo farò. Fanno bene alla psiche…I fiori non i fiorai. O forse anche i fiorai, che ne so io! Ora, prendiamo il caffè d’inizio settimana, che anche questo fa bene alla psiche…

 

 

28/03/2020
Ciao amici, Come state?
       E’ una vita che non ci vediamo! Come ve la passate? Dove vi trovate? Alla ultima non c’è neanche bisogno di una risposta. Non serve tanta immaginazione: Siete a casa o a fare la spesa. Ho indovinato, vero? Oppure a portare il cane a fare due passi intorno al palazzo. Che invidia per quelli che hanno un pezzo di terra intorno alla casa. Un pezzo di verde, una camminata nel giardino, cose che solo ora ci rendiamo conto del loro valore inestimabile. Cose che solo a pensarle cominciano a inondarmi una serie di emozioni: nostalgia, angoscia, ansia, nervosismo, ma soprattutto disagio. Un disaggio opprimente, profondo, tipico per le situazioni in cui non si vuole essere. Ma ci sei, e nessuno te l’ha mai chiesto. Perchè la natura è sovrana, dona e prende senza chiedere. Con la stessa spontaneità. Perchè siamo piccoli e fragili. E perchè non ci rendiamo nemmeno conto. Ma Lei ha pensato che fosse il tempo di ricordarci… Ed eccoci qua!

14/02/2019
Pensieri…d’amore
        La settimana scorsa c’è stata la festa degli innamorati. Si chiama così il giorno in cui si festeggia l’amore. Ma è davvero la festa degli innamorati? Oppure è la festa dei  fiorai, dei negozi di regali, delle tasche dei proprietari di ristoranti o alberghi, dell’apparenza, dell’ipocrisia, dell’invidia. Invidia per l’amica che ha ricevuto un regalo più caro o la cena in un ristorante più costoso, il metro che nel mondo attuale pare che misuri le nostre esistenze e i nostri sentimenti. Ma quanto amore può stare in un solo giorno? In un solo fiore? In una sola cena? In una notte? In un regalo? E cosa facciamo con tutti gli altri giorni dell’anno? Non siamo più innamorati fino il 14 del febbraio prossimo? Sarebbe molto più sincero festeggiare con un gesto, con un sorriso, con la speranza, ringraziando la forza di amare ogni giorno anche quando non siamo belli e buoni, per la schiena o i piedi gelidi riscaldati, per la pazienza con la quale si gestiscono i momenti bui, le incertezze, le insufficienze, la capacità di andare avanti facendo del nostro meglio e limitare i danni. Auguro amore non un giorno ma ogni giorno per tutta la nostra vita. Un abbraccio!

 

Identità
– pensieri strani(eri)-

Maria!
Si, Maria!
Perché mi chiami Maria? Il mio nome non è Maria!
Nemmeno il mio…
Voi siete tutte Maria!

        Una frase che ci si infila dentro, nell’anima, e rosica sempre, senza mai fermarsi. Consuma l’energia, la fede, la speranza. Quella frase, l’ultima, devo dire che mi aveva bruciato dentro per un po’. Il ricordo, un po’ amaro, un po’ malinconico, ora mi fa sorridere. Calmo, tranquillo, strano. Diverso. Perché diverso è ora il modo in cui mi guardo. Nello specchio. Quello della vita. Ma non allora!
Devo dire che questa è la profonda, dolorosa realtà in cinque righe e otto anni. I miei ultimi otto  anni. Anni pieni, difficili, con alti e bassi, anni strani, in cui a volte ho pianto e altre volte ho riso, anni in cui ho imparato molto e ho sofferto ancora di più, ho dimenticato persone e conosciuto altre, anni in cui a volte sono stata Maria e altre volte me stessa, in cui mi sono persa ma poi, per fortuna, ritrovata. Perché, miei cari, è solo questione di attimo perdersi quando si vive lontano. Lontano da se stessi, dai cari, dalle origini, quasi senza identità, senza il sentimento di appartenenza. Spezzate, allontanate dalla propria vita, cultura, lingua, piene di dolore, di rabbia e di  paura, con le radici in una terra lontana mille chilometri, con figli strappati dal proprio cuore e lasciati in bada ai parenti o, ancora peggio, estranei a pagamento.
Penso a tutte le Maria che forse in quest’unico attimo  hanno lo stesso mio pensiero, a come siamo simile  e a come siamo diverse. Con i parenti non ho avuto molta fortunata. Ora che penso, neanche loro. Chissà perché. Forse per una questione di sangue, di DNA. Oppure è solo una scusa. Si, deve essere così. Per attenuare la sofferenza di tutti, per non accusare, per non sentire. Comunque, servirebbe a nulla. Certe cose non si dimenticano mai. Rimangono lì, ferme, con unico scopo di far sanguinare il cuore. È così che penso alla mia partenza. Con dolore nel cuore e nebbia dentro la testa. Partivo con speranza, lasciando convinzioni e un figlio. E sapete tutti che i sentimenti materni sono complessi e atemporali. Sono passati anni, mio figlio è diventato un uomo ma la sofferenza è lì, ancora dentro, fuoco che brucia. Massacra. Cambia. Trasforma. Vorrei perdonare. Me stessa. Tutto il mondo. Vorrei dimenticare. Vorrei un po’ di pace. Ma lo so che la pace non si compra al mercato. Anche se fosse, non avrei abbastanza soldi…
Ma senza questa partenza, senza questo periodo,  senza Maria, senza diventare prigioniera di un ‘esistenza che non era mia, senza blocchi, sentimenti di inadeguatezza, tristezza e paure, non avrei mai capito che esistono molti altri modi di essere e di vivere e che per questo si deve cambiare prospettiva, si deve fermare e guardare dentro per capire chi siamo.
A proposito, io non sono Maria. Io sono Costanda. E sono rumena. E strano, vero? Il nome dico. Alcuni dicono che anche la persona. Vengo da una piccola città del SE dalla Romania. Ce l’avete presente? Quello Stato dell’Europa centrorientale, che parla una lingua di origine latina, rumeno, unica lingua romanza dei paesi dell’Est, scritta in alfabeto latino; compreso nella Penisola Balcanica, tra Carpazi, Mar Nero e Danubio, con capitale a Bucarest, con Burebista, Traiano, Decebalo, Cuza, Ceausescu, Vlad Tepes alias Dracula, Eminescu, Eliade, Brancusi e cosi via. Sono una donna e sono una mamma. Sono ortodossa. E credo. Credo in tante cose. In mio figlio e in me stessa, nei miei amici, nell’amore, nella speranza e nel futuro. Un futuro cambiato. Migliore. (C.A)

18/09/2018
Conosciamoci…
        Chi sono io? Profonda domanda, difficile e complicata risposta! Potrei dire che sono una donna, nata nel ’73, in una piccola città rumena del Delta del Danubio, d’inverno, con la neve, prima delle feste, alta 1,57 centimetri, magra, capelli lunghi, castani, non bevo, non fumo ma non rifiuto mai un buon caffè e due chiacchiere con le amiche, non sono sposata ma amo lo stesso, sono amica, compagna e madre… Ma non basterebbe, perché una persona e molto più di questo!
        Dovrei guardarmi allo specchio, allo specchio della vita, quello profondo, con consapevolezza e onestà, con trasparenza e fiducia, con coraggio, perché ci vuole coraggio per guardarsi dentro, senza le maschere di tutti i giorni, senza dover dimostrare un’immagine formale, deformata e limitata.
     
Quindi, non faccio un elenco di pregi e difetti, perché dovrei parlare di limiti, quelli positivi e quelli negativi, ed io non voglio parlare di limiti, perché non conosco i miei. Conosco invece la me che nessuno conosce e di quella che dovrei parlare. Me, la donna-bimba che legge favole o piange guardando un film. Poi me, madre, che si sveglia la mattina, a volte anche la domenica, gridando al figlio che farà tardi a scuola, anche se lui e già uscito di casa. Oppure quella me che ha imparato che un rapporto significa lunga strada e un lungo lavoro di squadra e che per capire l’altro bisogna capire prima se stessi.
       
Chi sono io? Sono stata bambina, ragazzina e ora donna, adulta, con paure e speranze da adulti, che da adulti ci guardiamo e ci conosciamo diversi. Sono una donna, sono forte, sono vulnerabile, sono inadeguata, sono divertente a volte e insopportabile altre, sono sofisticata e potente ma anche semplice e umile, una persona a volte in gamba e altre volte mediocre, che balla anche quando la musica si spegne, senza l’imbarazzo del silenzio, che cade, si sporca, si alza, si pulisce e cammina, che soltanto cosi possiamo capire come siamo e, forse, un po’ chi siamo. (C.A)

4 comentarii Adăugă-le pe ale tale

  1. nicoletaliana spune:

    Si, hai molta ragione. Io vedo un po’ di me stessa in quello che hai scritto 🙂 Complimenti per l’articolo!

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    1. 69 spune:

      Grazie! Potrebbe essere un po’ lo specchio di tutte noi… l’insieme della profondità della domanda e la consapevolezza della risposta! Notte tranquilla ti auguro!

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      1. nicoletaliana spune:

        Si, e vero 🙂 Grazie, anche a te!

        Apreciat de 1 persoană

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